Sentenza Cassazione: sul DVR incompleto e incidente con lesioni gravissime

Responsabilità di un incidente sul lavoro riconosciuta per inadeguatezza del DVR: indicazioni generiche non sufficienti a prevenire il rischio specifico

Investito da una trattrice agricola, ha riportato lesioni gravissime che gli hanno provocato una malattia insanabile. Ma di chi è la responsabilità? La sentenza 2023/2025 della Corte di Cassazione fa chiarezza (clicca QUI per vederla in formato PDF).

La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la decisione del Tribunale di Brindisi, che nel 2020 aveva condannato il legale rappresentante dell’azienda agricola per il reato legato all’incidente suddetto, ritenuto colpevole perché non aveva rispettato le norme di sicurezza sul lavoro. In particolare, non aveva valutato il rischio che un lavoratore potesse essere investito mentre si spostavano balle di fieno con un trattore. La difesa aveva sostenuto che l’incidente fosse colpa del lavoratore stesso, perché avrebbe assunto un comportamento imprevedibile e rischioso, nonostante fosse stato formato sulle misure di sicurezza. Tuttavia, la Corte d’Appello non ha accettato questa giustificazione.

I tre motivi di contestazione

Il legale rappresentante ha quindi fatto ricorso basandosi su tre motivi di contestazione:

  • primo motivo: la difesa sostiene che la condanna è ingiusta perché il DVR dell’azienda aveva già preso in considerazione il pericolo di investimento da parte della trattrice agricola. Secondo la difesa, l’incidente è avvenuto solo perché il lavoratore non ha rispettato le norme di sicurezza già previste;
  • secondo motivo: la sentenza sarebbe contraddittoria perché ha giudicato il DVR incompleto basandosi su modifiche fatte in seguito. La difesa contesta che tali modifiche (come l’uso di birilli e nastri) non avrebbero comunque evitato l’incidente, dato che il lavoratore coinvolto aveva il diritto di stare nell’area dell’incidente;
  • terzo motivo: la pena inflitta sarebbe illegale perché, avendo il giudice riconosciuto attenuanti, la condanna doveva essere più lieve.

Alla fine, il Procuratore Generale ha chiesto di rivedere solo la parte della condanna relativa alla pena, mentre ha respinto il resto del ricorso. L’avvocato difensore ha insistito per l’accoglimento del ricorso in toto.

Giudizio della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto il primo e il secondo motivo di ricorso infondati. Ha confermato il giudizio sull’inadeguatezza del DVR, ritenendo che le indicazioni generiche non fossero sufficienti a prevenire il rischio specifico. La Corte ha evidenziato che l’adozione successiva di misure più concrete (birilli, segnaletica, registro manutenzione) dimostrava la possibilità di creare condizioni di lavoro più sicure. L’incidente è avvenuto perché il sistema di sicurezza aziendale era carente. Anche se il lavoratore ha agito con poca cautela, la responsabilità principale resta del datore di lavoro, che doveva prevenire situazioni di rischio. Non c’è stato un errore nella contestazione del reato: l’imputato è stato condannato perché non ha adottato misure di protezione adeguate, nonostante fosse consapevole del rischio. La semplice informazione ai lavoratori non basta per escludere la sua responsabilità!

La Cassazione ha invece ritenuto non manifestamente infondato il terzo motivo relativo all’illegalità della pena comminata. Ha riconosciuto che, con la concessione delle attenuanti generiche, la pena doveva essere contenuta nei limiti edittali del reato base (multa fino a 309 euro).

La Corte ha annullato la sentenza senza rinvio perché il reato si è estinto per prescrizione.